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La
comunità sarda si è incontrata sul territorio laziale
Io scorso week-end, per due giorni di festa.
Un ciliegio in affitto. Maria Antonietta Schirru se lo ricorda bene,
e il gusto della polpa rubino si confonde col sapore d’infanzia
quando il padre la portava a Burcei, con l’intera famiglia,
per saziare il palato del raccolto dell’albero in prestito.
nella primavera cagliaritana di fine anni Cinquanta, profumata di
campagna.
Oggi alle ciliegie di Burcei si deve la festa che ha organizzato
a Ostia il circolo sardo Quattro mori, di cui Maria Antonietta consigliere
con Dora Murgia, e la Pro loco burcerese presieduta da Dino Serra.
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E il sapore del frutto non deve essere mutato
poi tanto, a giudicare dalla partecipazione entusiasta. Tre mesi
di preparazione come chiariscono il presidente del circolo Bruno
Gallus e il sindaco di Burcei, Pino Caria - per una due giorni
in cui il volto della cittadina, a 650 metri dal mare, s’è
declinato nei suoi protagonisti.
Un motore avviato anche da quelli che sono mente e cuore del circolo,
il segretario Piero Nera - sardo d’adozione perché
sposato con un’isolana - e la vicepresidente Gemma Azuni,
consigliere comunale di Roma,che è riuscita a trovare contributi
dall’amministrazione comunale di Roma per realizzare la
kermesse.
Artigiani commercianti, istituzioni, artisti sono giunti dalla
provincia di Cagliari per essere accolti nelle sale della scuola
ex Gioventù ita-Liana di corso duca di Genova. E Ostia
ha un passato molto stretto con l’isola. Qui,nei dopoguerra,
s’è insediata la prima comunità stabile,a
ridosso delle dune, emi-grata dalla Sardegna. In principio era
solo un mucchietto di bicocche morsicate dal vento, poi i sacrifici
hanno dato vita a un consorzio sociale che costituisce lo zoccolo
duro di Ostia. E insieme alla miseria si è spenta anche
la discriminazione con cui certi romani, in fuga dalla città
per la bella stagione, monetizzavano i rapporti con i sardi. «Oggi
ricorda don Candido Cubeddu, giunto dall’isola nel ‘66
a Ostia vivono tredicimila sardi». Sarebbe in grado di citarli
uno per uno, tanto è entrato nelle loro vite e nei loro
problemi.
Gli emigrati sono il cuore della comunità di fedeli che
affolla la chiesa di Nostra Signora di Bonaria realizzata a colpi
di bolla papale e ostinazione del monsignore e la cattedrale Regina
Pacis, dove monsignor Gianfranco Zuncheddu ha officiato la messa
in campidanese, in omaggio alla festa di Burcei, suo paese natale.
A questo gemellaggio sardo-laziale lavora da tempo Patrizia Salis,
del comitato organizzativo della manifestazione, che ha raccolto
con impegno le voci delle anziane ancora vive in un libro che
dovrebbe uscire quest’autunno. Ma Burcei non è solo
ciliegia. Qui germinano, nonostante le difficoltà, anche
piccole realtà commerciali, i cui soci non superano i trent’anni.
Quelli di Rita Miilas, per esempio, della Sorgente dei sapori,
attività che raccoglie e trasforma prodotti locali.
Enea Mancosu, un emigrato sardo residente a Rieti, il suo liquore
alla genziana lo fa arrivare sino In India. Un succo amarissimo
dalle proprietà antistress che ha conquistato il palato
del Vaticano e del senatore a vita Francesco Cossiga, tra i più
illustri
acquirenti. L’apparato folcloristico, supportato da artigiani,
commercianti e i gruppi folk di Burcei, ha fatto da corollario
alla due giorni, chiosata dalla piccola mostra, allestita e curata
da Ignazio Lorrai, “Rivivere le tradizioni”: istantanee
dei primi del Novecento, antichi attrezzi del mondo contadino
e i ricordi di una comunità rimasta fedele alle proprie
tradizioni.
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Alcune foto
della serata:
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