Oltre al folklore, la rappresentazione di alcuni
mestieri locali: pastorizia, enogastronomia e agricoltura.Antonio
e
Palmerio hanno sfornato formaggi e ricotta, davanti a un folto
e curioso pubblico che ha degustato i fumanti prodotti; Clara
e le altre donne impegnate nella Pro loco hanno realizzato i tipici
culixonis burceresi; il classico arrosto di capra allo spiedo.
secondo l’usanza del posto. fatto da Raffaele e gli amici
della Pro loco.
Ma il piatto forte della festa erano le ciliegie; quelle che hanno
reso famosa Burcei in tutta la Sardegna, per la qualità
di prim’ordine e la genuinità, distribuite alle migliaia
di persone transitate per l’evento. Sardi (oltre 13 mila
sono i residenti a Ostia), ma anche romani, hanno fatto
man bassa dei tipici prodotti burceresi esposti negli stand e
partecipato alla danze sarde eseguite dai gruppi di giovani tra
i 15 e 40 anni.
Accompagnati dalla chitarra e l’organetto del maestro
Paolo Zicca, hanno eseguito i classici balli isolani nel rispetto
dell’autentica tradizione sarda.
I due gruppi folk sono un piccolo gioiello fra le peculiarità
che Burcei aspira a far conoscere fuori dai propri confini,
anche con l’impegno del sindaco, Pino Caria, che ha partecipato
alla due giorni romana e ha assicurato che «si farà
di tutto perché questo evento non resti un caso isolato».
11 gruppo Sa mitz’e su stlixi, costola della Pro loco,
ha mosso i primi passi pochi anni fa alla riscoperta e valorizzazione
delle danze popolari. Attualmente è Paolo Zicca a seguirne
l’evoluzione
la crescita. Il professionista si è anche esibito durante
la kermesse con il proprio repertorio: alla chitarra ha eseguito
alcuni del brani più conosciuti delle melodie tradizionali,
e la romantica Non potho reposare è stata molto apprezzata
soprattutto dal pubblico femminile maestro ha ringraziato con
una galanteria: «Davanti a tante muse è facile
l’ispirazione per una canzone come questa».
La partecipazione è stata intensa ed è proseguita
nella cattedrale Regina Ostia, la mattina seguente con la Missa
manna celebrata in campidanese da monsignor Gianfranco Zuncheddu
e padre Candido Cubeddu. Toccante l’omelia che ha ricordato
il flusso migratorio isolani da ogni parte della Sardegna verso
l’antico lido romano. Chiusura con la chitarra e la voce
di Zicca, che ha fatto risuonare nella basilica ostiense gremita
di gente la dolcissima ti salvet Maria.
I gruppi Tradì zùm e Sa mitz’e su sali eseguito
sul sagrat lu’e mzssa manna, coinvolgendo il pubblico
nella danza dal sapore tradizionale ma anche un tantino nostalgico.